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L'Albacanto (Dawnchant) era la protolingua di Roshar che si ritiene fosse utilizzata anche dagli Araldi[1].

Storia Modifica

Durante le epoche araldiche, l'Albacanto veniva utilizzato diffusamente dai rosharani; le scritte sulle giuriporte[2] e le informazioni sulle mappe di Urithiru[3] erano riportate con questo antico linguaggio. Con il passare dei secoli si trasformò in una lingua morta; perfino i Vanrial del Monte Silente, che si sono tramandati per generazioni canzoni scritte nell'Albacanto, non fanno altro che recitare una lunga serie di suoni, parole prive di significato[1].

La Via dei Re Modifica

Durante una delle visioni di Dalinar, Navani arriva a capire che i farfugliamenti dell'altoprincipe non sono quello che sembrano e riesce a trascrivere e a identificare una precisa sequenza di parole:

Anak malah kaf, del makian habin yah (Essere umani è volere quello che non possiamo avere.)
Navani la riconosce come un verso di una canzone tramandata dai Vanrial e riportato nelle Analelettiche di Corvana. Non solo ha la chiave per tradurre l'Albacanto ma ritiene anche dimostrata la veridicità delle visioni di Dalinar: le parole che pronuncia non sono vaneggiamenti ma parole di una lingua morta[1].

Parole di Luce Modifica

A quanto riporta Adolin, Navani è riuscita a tradurre quasi un intero documento scritto nell'Albacanto[4].

Lo spren Schema riesce invece a tradurlo parzialmente collegando a ritroso gli schemi dei linguaggi attuali con quello della protolingua[3]

Fonti Modifica

  1. 1,0 1,1 1,2 La Via dei Re, capitolo 60
  2. Parole di Luce, capitolo 85
  3. 3,0 3,1 Parole di Luce, capitolo 47
  4. Parole di Luce, capitolo 50
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